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Alcune cose da sapere sul Duomo di Milano

La caratteristica facciata del "Dômm de Milan"

Il 16 ottobre 1396 veniva costituita la "Veneranda fabbrica del Duomo" e da allora non è mai stata inattiva.

I marmi che sono stati usati sia per la costruzione che per il restauro, venivano e vengono tuttora prelevati dalle cave di Serizzo e di Candoglia , cave dove la Veneranda fabbrica ottenne dal 24 ottobre dello stresso anno,  il privilegio perpetuo di uso gratuito dei marmi, nonché il trasporto del materiale fino a Milano.

Questo perchè Serizzo e Candoglia si  trovavano, in quel tempo, nel territorio del Ducato di Milano, oltre alla possibilità di effettuare il trasporto via acqua di materiali così pesanti.

Il marmo di Candoglia, fu lo stesso che usarono i romani nel II e III secolo d.c. per la costruzione degli archi di Porta Ticinese e di Porta Nuova.

Ma vediamo che strada facevano questi marmi per arrivare fino a Milano, una volta scelti i pezzi che servivano, venivano sgrossati pressappoco alle dimensioni richieste e numerati,  caricati quindi su dei barconi e fatti viaggiare sul Toce per circa 7 Km, dopodiché ne percorrevano altri 26 Km sul lago Maggiore, altri 26 Km sul Ticino e infine entravano nel Naviglio Grande per un tragitto di altri 49 Km per approdare nella darsena di Porta Ticinese, che nel 1439 era il punto dove terminava la via d'acqua.

 

Per un periodo durato circa trent'anni, i materiali venivano fatti arrivare dalla darsena alla Veneranda fabbrica, da carri trainati da buoi, fino a quando Fioravante da Bologna e Filippo da Modena, due ingegneri ducali, idearono la conca di via Arena (ora Conca del Naviglio) e costruirono il tratto di naviglio di via Olocati collegando la darsena con l'anello interno dei navigli, permettendo così alle chiatte di proseguire il loro viaggio a pochi passi dal cantiere.

I massi di Candoglia,  che sono serviti nel corso dei secoli alla costruzione e al restauro del Duomo, sono più di 550.000 oltre ai circa mille metri cubi di marmo di Serizzo, serviti per le fondamenta e le opere murarie.

Tutt'ora vengono trasportati blocchi di marmo dalle cave alla Veneranda fabbrica, ormai decentrata e attrezzata con moderne macchine di lavorazione, dove vi lavorano una quindicina di specialisti contro i circa 2.000 uomini che a quei tempi che si occupavano delle cave e del trasporto e i circa 3.500 scalpellini per la la scultura e il montaggio dei pezzi.

 

Una curiosità, il detto popolare "a ufo", che significa "a sbafo" o "gratis", deriva dalla sigla A.U.F. ad usum fabricae , sigla con cui venivano marchiati i blocchi di marmo per specificare che erano materiali esenti da dazio.