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SCHEDA DI PRESENTAZIONE DEL ROMANZO
“Stelle rosse a Milano. Cinque Giornate di fuoco” (Greco&Greco, Milano, 2004)

 

Il romanzo Stelle rosse a Milano dipinge un vivace periodo storico della metropoli lombarda, il Quarantotto, foriero di tante conseguenze per i futuri destini d’Italia e d’Europa.
Esso si snoda attraverso il racconto di un immaginario protagonista, Ambrogio Sacchi, martire della libertà e dell’indipendenza, le cui memorie sulle Cinque Giornate (18-22 marzo 1848) solo ora vengono rese pubbliche da un discendente. Nel romanzo, in parte reale in parte frutto di fantasia, si sovrappongono da un lato la vicenda umana del personaggio principale e della sua vasta schiera di amici, dall’altro la Storia con la s maiuscola, quella riportata dai libri e dalle cronache ufficiali in merito agli avvenimenti del 1848.
La trama è un continuo e sorprendente intrecciarsi di punti d’osservazione diversi: la parola passa rapidamente dal duro generale Radetzky, comandante delle armate asburgiche del Regno Lombardo-Veneto, ai patrioti mazziniani, instancabili organizzatori di iniziative contro l’odiato invasore, passando per l’aristocrazia cittadina che comincia ad allontanarsi dalla tradizionale fedeltà alla Corona austriaca, progettando anch’essa, alla sua maniera, idee di rivolta e non mancano neppure gli interventi diretti delle autorevoli figure che hanno fatto la storia del Risorgimento italiano come Garibaldi, Mazzini, Cattaneo, Verdi e Manzoni.
Su tutti domina la visuale del gruppo che fa capo al protagonista della vicenda: fortemente impregnata di idee egualitarie, rappresenta l’inizio del lungo sogno socialista durato un secolo e mezzo. La conclusione sull’anelito di trasformazione radicale della società che il discendente di Ambrogio pone al termine del volume, dopo aver tessuto con pazienza il filo del racconto dell’avo, esprime tutto il disincanto di quanti a quel sogno credettero e per quel sogno combatterono. È l’interpretazione della Storia concepita come sintesi dell’agire cosciente collettivo di migliaia o milioni di uomini, capace di mutare a ondate successive, attraverso esaltanti vittorie ma anche umilianti sconfitte, la direzione del cammino dell’umanità intera.
Non solo in questo si possono trovare in Stelle rosse a Milano rimandi all’attualità. Il dibattito sulla forma che debba assumere la democrazia per potersi dire veramente tale – nelle sue varianti tra monarchia e repubblica, centralismo e federalismo – così come la liceità della lotta armata come strumento di liberazione dei popoli costituiscono un utile spunto di riflessione per la contemporaneità.
Pregevole la ricerca storica che fa da fondamento al libro, con la riproposizione dei proclami originali delle autorità austriache e dei manifesti clandestini dei patrioti, nonché la descrizione accurata della topografia cittadina, accanto a una non comune capacità di ricreare il clima culturale della Milano di allora. Nel corso del racconto è dedicato ampio spazio, infatti, anche agli aspetti culturali e paesaggistici: i cibi poveri delle mense popolari, la campagna fitta di rogge, marcite e filari di gelsi, la città che era ed ora non è più (come dice Calvino nella frase riportata all’inizio della prima parte) – con i suoi intrichi di canali, orti, mura perimetrali, che solo i più anziani tra gli abitanti d’oggi ricordano – caratterizzano la scena in cui si svolge la breve ma intensa epopea politico-insurrezionale del tipografo e dei suoi seguaci.
Appare controcorrente, e tuttavia ben inserita nello stile narrativo, la scelta dell’uso del dialetto nei dialoghi dei protagonisti: il vernacolo meneghino, oggigiorno sempre più in disuso, restituisce al romanzo un fascino d’antico e consente di assaporare la quotidianità di un vivere da cui ci siamo allontanati per sempre. Questo libro esprime innanzitutto la volontà di riaffermare il valore delle culture locali (nei vari aspetti storici, linguistici, gastronomici) a fronte della dilagante globalizzazione ed omologazione a livello mondiale, e questo, si badi, non in quanto elemento di separazione ma come presupposto per lo scambio reciproco fra culture diverse, in modo da conservare quell’enorme ricchezza esistente a livello mondiale che è il frutto di millenni di esperienza umana.